Un’imbarcazione della tradizione ligure

Il gozzo

Dalla pesca alla famiglia

Con un aspetto tozzo, ma con linee morbide che ne garantiscono il veloce incedere tra le acque del mare, il gozzo ha acquistato un ruolo di primo piano nella vita delle genti liguri.

E’ infatti grazie a questa tipologia di barche che i pescatori della provincia di La Spezia si avventuravano tra i flutti per andare a “raccogliere” quel che il mare aveva da donare.

Ed è con questa tipologia di imbarcazioni che le marinerie si sfidavano per ottenere il primo posto sulla banchina, in modo da poter approfittare del vantaggio acquisito e poter quindi concludere affari migliori con la vendita del pescato.

Si riconduce a queste sfide in mare l’origine del Palio del Golfo tanto caro alla città di La Spezia.

Il gozzo

E’ forse l’imbarcazione che è riuscita a rimaner indenne dagli ultimi sessantanni, anni che hanno visto il settore della nautica in forte fermento.

Sono nate nuove linee e sono stati “scoperti” nuovi materiali per la costruzione dei natanti.

Il gozzo si è mantenuto costante quanto a linee ed ha abbracciato la vetroresina in sostituzione del fasciame di legno.

Al contrario di molte imbarcazioni, il gozzo, con l’introduzione del nuovo materiale, ha riscoperto una nuova vita.

Non più una barca per la pesca tout court, bensì una barca per i bisogni della famiglia. Una barca con la quale prender il mare, nelle giornate assolate delle estati spezzine, per concedersi il lusso di approdare in una delle tante calette che formano il litorale.

I primi gozzi

Come detto, i primi gozzi venivano alla luce dalle sapienti mani dei maestri d’ascia.

Non esistevano progetti o disegni.

Il maestro d’ascia conosceva a memoria ogni singolo componente ed ogni singola operazione fatta per ottenere il pezzo voluto.

Si avvaleva di garbi, ovvero dei modelli a grandezza naturale e che venivano tramandati di padre in figlio affinché il sapere non venisse disperso.

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