Baccano

Dominante il Golfo di La Spezia, da una parte e la Val di Magra dall’altra, Baccano sorge in direzione di ponente e dall’alto dei  suoi 140 m.s.l.m. lancia il suo sguardo ad Arcola, suo comune.
Baccano con i suoi attuali 600 abitanti circa, è sempre stato sostanzialmente un villaggio rurale, dedito quasi interamente alla sola agricoltura. Il suo ingresso nella storia è dapprima legato alla presenza della pieve di Arcola, attestata già dal 1132, che aveva un’ampia giurisdizione, dalla piana della Magra alla sponda orientale del golfo della Spezia, comprendendo PitelliFossamastra e il quartiere spezzino di San Bartolomeo.

Etimologia del nome

L’etimologia del nome deriva, per alcuni, da Bacco, Dio romano del vino e della vendemmia, nonché del piacere dei sensi e del divertimento.  Sia per la coltura della vite, qui ricca, sia per il terreno che rende le stesse viti assai fruttifere. Invece per altri il nome deriverebbe da “Baccanum“, dal latino, “clamore” riferito ad un crocevia, cioè un luogo clamoroso per via delle strade che qui si incrociano e favoriscono l’adunata dei popolani.

Un po di Storia

Come già detto la storia conosciuta di Baccano inizia con nel XII sec. legata alla pieve arcolana.
Infatti sulla via in direzione del monte Sorbolo sorge la Chiesa di SS. Stefano e Margherita. A questo proposito si deve rimarcare che nel 1817, a seguito delle epidemie tifoide nella zona si formò nella canonica della pieve un ricovero a guisa di Ospedale per curare gli infermi. Il monumento in questione, viene ricordato in una bolla pontificia di Eugenio III nel 1149. Niente di certo esiste sulla sua origine: alcuni pensano si tratti di un antico tempio pagano dedicato a Bacco, altri sostengono che la sua costruzione risalga ai tempi di Carlo Magno per la sua posizione posta da oriente ad occidente. La Chiesa, a tre navate divise da colonne ed arcate gotiche, grazie a dei restauri mirati ha ritrovato dopo la guerra il suo volto antico. Fin dal 1132 essa era la chiesa plebana di tutto il comune. La chiesa matrice fu trasformata in età gotica e portata alle forme dell’architettura cistercense, con l’abside quadra fiancheggiata da analoghe cappelle e con ampi archi acuti nelle divisioni delle navate. I sostegni, poggianti ad un livello molto più basso del pavimento della chiesa attuale, rappresentano i soli elementi superstiti del genuino edificio romano: sono quattro pilastri, due a pianta rettangolare con imposte monolitiche decorate da un giro di foglie, due in forma di grosse colonne frammentarie con ai lati teste umane o fiorami sec. XI. Murato sopra il coro è visibile ora un trittico marmoreo trecentesco rappresentante la  raffigurante la Beata Vergine e i Santi Pietro e Giovanni Battista.

Una nota la merita la scritta che sovrasta il portone d’entrata della chiesa: Terribilis est locus iste “questo luogo incute rispetto”. Questa peraltro è la stessa scritta che compare oltre che in diversi edifici di culto sparsi per l’Europa, a Santa Maria Maddalena di Rennes-le-Château. Celebre Chiesa che deve negli ultimi anni la sua fama al libro di  Dan Brown “Il codice da Vinci” .
L’apparente stranezza della presenza, all’ingresso di un luogo di culto, di una frase che sembra suonare come un ammonimento (questo luogo è terribile), ha prodotto molte ipotesi ed elucubrazioni circa possibili significati arcani ed esoterici.
 

Degna di nota è senz’altro “il Chioso”  grande villa formata da un palazzo centrale circondato da un largo parco cinto da mura e da altri edifici complementari. “La sua costruzione, di datazione incerta ma individuata attorno alla metà del XVIII secolo, è opera della famiglia comitale dei Picedi Benettini, i cui discendenti sono gli attuali proprietari” cit. Wikipedia
Un parco ricco di specie botaniche ricercate, contiene, tra le altre, un esemplare di araucaria Araucaria imbricata

Oggi la residenza ospita le cantine dell’omonima fattoria e un antico frantoio, dove vengono prodotti oli e vini di alta qualità, nelle tipologie D.O.C. Colli di Luni e I.G.T. Val di Magra.

Inoltre durante la seconda guerra mondiale, venero installate numerose  batterie antiaeree  alla dipendenza del forte di Canarbino. Infatti la linea difensiva tedesca, denominata linea gotica o linea verde, partiva da Rimini e terminava nella vicina provincia di Carrara. Tutt’oggi rimangono visibili nella zona le basi circolari dei cannoni.

Un luogo che senz’altro merita una visita!

About

ti potrebbe interessare anche...

Rispondi